Seminare a settembre per raccogliere bene tutto l’anno

In questi giorni stiamo iniziando a proporre ai bambini qualche attività più strutturata, dopo un periodo di ambientamento per tutti. All’inizio è stato per noi importante osservare le loro interazioni, i giochi preferiti, i tempi necessari per tutte le routines della giornata, le loro abilità comunicative e ora piano piano possiamo provare a inserire qualche materiale nuovo, stimolante e versatile: cosa c’è di meglio che giocare con la lenticchia?

“Legumi, granaglie, cereali…è possibile usarli per giocare con i bambini così piccoli?” vi starete chiedendo, “e’sicuro?”, “sono capaci di giocare con questi materiali?, “cosa ci fanno?”, “non li mangiano?”, ” e se li lanciano?”

Domande interessanti e legittime, le stesse da cui partiamo noi, ogni volta che pensiamo a nuovi materiali di gioco. E la risposta è legata essenzialmente alla nostra presenza: se siamo presenti al gioco esplorativo e operativo del bambino sapremo se per ognuno di loro quel materiale è adatto, funzionale ad un bisogno di costruzione di competenze, stimolante (e non frustrante) e sicuro. Non ha certo senso proporre ai bambini materiali per i quali ogni  5 minuti io debba dire loro “no”, “non si usa così”, “non metterlo in bocca”, quanto lo  è invece  al contrario permetter loro di esplorarlo in completa spontaneità e sicurezza.

Ma la realtà è che loro, nel gioco, vanno sempre oltre la nostra immaginazione di cosa possono fare!!! E’ inevitabile, soprattutto al nido che si verifichino usi del materiale/granaglie non previsto, quando poi i bambini, a quest’età soprattutto, si imitano nelle esplorazioni: se uno inizia a lanciare oggetti o materiali, molto probabilmente la cosa sarà  così divertente che qualcun’altro lo seguirà, se un altro ignora la nostra proposta e sceglie di dedicarsi a una bella corsa o scalata, mentre vorremmo concentrarci su un travaso, sicuramente dovremo lasciare il nostro angolo dedicato e garantire la sicurezza del piccolo Messner o quanto meno accogliere il suo bisogno  (al nido, probabilmente, modificando il nostro progetto di gioco iniziale). Quanto all’ingestione, a volte è un rischio calcolato (ma sicuro per la salute del bambino!).

Quindi si, i bambini possono sempre fare cose fuori dai nostri “schemi” di azione e di gestione e questo, a vederlo bene, è un dono! La capacità di espressione spontanea e autonoma va sostenuta e alimentata proprio al nido, dove tutto è predisposto per il suo sviluppo nei bambini!

” E quindi,  nel giocare, i bambini al nido possono fare tutto quello che vogliono??!!”

No.

Nel giocare i bambini possono fare ed esplorare  tutto quello di cui sentono il bisogno di allenare (competenze relazionali, abilità motorie e cognitive), imparando a riconoscere allo stesso tempo però anche i bisogni delle altre persone accanto a loro e  agendo affinché i bisogni di tutti trovino  espressione e soddisfazione in modo rispettoso e armonico. E qui entriamo in gioco noi, la presenza dell’adulto,non tanto come suggeritore di gioco, quanto di accompagnatore a ascoltarsi, sentirsi, vedersi nell’attività, nello spazio e con gli altri.

Quindi noi al nido proponiamo ai bambini attività che partano dall’osservazione e riconoscimento dei loro bisogni, lasciamo che esplorino e trovino in modo autonomo le soluzioni di gioco e interveniamo (anche con dei limiti, certo!)  in modo che non venga vissuta dal bambino come “sbagliata” una sua azione, ma che possa esser fatta diversamente o in un altro luogo e tempo, in funzione di tutti. “Come? sembra così facile a parole!!” Riconoscendo innanzitutto la nostra fatica nel farlo. Perché accogliere i bisogni dei bambini, le loro manifestazioni “fuori dal nostro schema” ci carica di un impegno maggiore, una fatica, che prima di tutto è la disattesa della nostra aspettativa.

Si possono usare le parole  (dall’anno e mezzo in su si può già iniziare) e con una sequenza di descrizione dell’azione, riconoscimento della sua emozione/bisogno e proposta di attività alternativa si scopre di aver la bacchetta magica con i bambini!! Attenzione però, la connessione empatica dev’essere sincera e la proposta alternativa che gli fate deve contemplare davvero il suo bisogno!  Se facciamo proposte tanto per farle ci cadrà una, due, tre volte….ma noi volgiamo un sistema che ci faciliti la gestione e relazione (del gioco come tutta la vita con loro) duratura, o no??

Un altro aspetto: si parte sempre da noi. Non è faticoso gestire il gioco dei bambini (e le loro reazioni in generale se vogliamo), quanto accogliere ciò che essi muovono e del quale spesso non abbiamo il tempo di prenderci cura nella corsa di tutti i giorni. Ma se riconosciamo il nostro bisogno, riconosciamo il suo bisogno e noi (in questo caso, per età, esperienza  e responsabilità) troviamo una soluzione che contempli entrambi possiamo dire di no, possiamo chieder loro di fare un’azione diversa da quella che stanno facendo, possiamo accogliere i rischi della situazione, possiamo seminare bene un riconoscimento e dialogo con l’altro fin da piccolissimi e porre le basi per ogni attività di gioco,così come per ogni situazione quotidiana.

 

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