Al nido porto tutta la magia della mia infanzia. Un’educatrice si racconta.

Lo scotch mi ricorda mio papà, i miei primi giochi. 

Avrò avuto 3 o 4 anni, forse non aveva  tanti soldi per comprare giocattoli o forse era una ricchezza il costruire da sé (e divertirsi lui stesso oggi credo!) giochi per me.

 

Con lo scotch e cartone, ricordo, mi aveva costruito una casetta con ripiani su cui era allestita la mia prima cucina e poi mensole per piste, ripiani dove appoggiarmi e usare bambole e oggetti vari. 

Non riesco ad immaginare una cameretta più bella.

 

Quando propongo attività e materiali ai bambini parto da me e, tanto, dal vissuto che mi resta addosso ancora oggi da quel setting costruito con tanta passione. 

Porto tutto lì, al Perché Percome e poi a volte ci penso già da casa, osservando i materiali poveri che spesso buttiamo, penso ai bambini mentre sperimento con loro, gioco un po’ io stessa per sentire se mi piace.

 

Questo è quello in cui sono cresciuti tutti i bambini del Perché Percome: partire da noi, dal semplice, osservare, ascoltarsi, darci del tempo, senza a giudizio, STARE IN QUELLO CHE CI PIACE, ASSAPORARLO, ESPLORARLO, STANDO INSIEME .

I bambini hanno bisogno di semplicità, la ricchezza è in loro. Nella costruzione di un oggetto, l’assemblamento, la riprova di un gesto.. Lì c’è crescita, fiducia, entusiasmo.

 

Il Perché Percome, il mio modo di esserci, è stato e vuole essere questo, imparare a vedere con curiosità l’oggetto e stare nella situazione, nel QUI E ORA, nell’emozionarsi per tutto ciò che viviamo e costruiamo insieme.

Molti bambini (e maestre!) hanno respirato questo per mesi, anni! Sarò di parte, ma sono convinta abbiano avuto un DONO importantissimo per la vita, quel mattoncino su cui si costruisce ogni esperienza successiva: la fiducia in se stessi e nel mondo che ti circonda, anche oltre la famiglia. 

 

Il mio pensiero è passare un po’ di questa magia.

Diamoci tempo, Prendiamoci questo tempo, rendiamo lo prezioso e di qualità (quando possibile) completamente con loro, diamo oggetti (suggerito o trovati da noi) e stiamo nel gioco.

Sarà il piacere del provar, del costruire, anche solo dell’osservare, dell ascoltare.

Senza parlare

Senza giudizi (anche quelli positivi, proviamoci!)

Senza il pensiero del poi.

 

E osserviamo il loro corpo, le mani, gli occhi.. Nel gioco c’è la migliore palestra d’apprendimento anche per noi, ce lo dimentichiamo. È la fiducia nel loro gioco che porta all’autonomia.

 

Lo scotch mi ha insegnato questo.

 

Monica (Mo per i bimbi), 

17 anni al Perché Percome

Foto a 4 anni. 

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